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09
Pirate Party sorprende alle elezioni europee

Il
Partito dei Pirati Informatici
svedesi ha guadagnato alle elezioni europee un sorprendente 7,1%,
superando enormemente il risultato delle elezioni politiche del 2006,
in Svezia, dove raggiunsero uno striminzito 0,6%. Gli attivisti del
partito sono i fondatori del sito
Pirate Bay,
portale svedese dedicato interamente alla libera condivisione e
indicizzazione dei file torrent in rete. Negli ultimi due mesi il sito
di file sharing svedese è stato al centro di un processo, che faceva
capo al Tribunale di Stoccolma, che accusava i suoi sviluppatori di
violazione dei diritti d’autore, condannando così Gottfrid Svartholm,
Peter Sunde e Fredrik Neij a un anno di galera a testa.
Un colpo di scena ha però, pochi gironi dopo il verdetto, messo in
discussione l’intero processo. Dai microfoni dell’emittente radiofonica
Sveriges Radio
è saltato fuori che uno dei giudici del Tribunale, Tomas Norström, è
uno dei principali sostenitori delle associazioni
pro-copyright.L’accusa di conflitto d’interessi scattata quasi
immediatamente nei confronti del giudice potrebbe, così, portare
direttamente ad un nuovo processo. L’eco del procedimento penale ha
avuto un effetto insperato a sorpresa per il Pirate Party,
regalandogli un seggio al parlamento europeo. Il successo di questo
nuovo movimento politico è dovuto anche al programma presentato che
porta avanti la battaglia per la liberalizzazione della proprietà
intellettuale, la libertà del file sharing su internet e un
accorciamento significativo della durata dei diritti di copyright.
Anna Troberg, una delle maggiori attiviste del partito e candidata
alle ultime elezioni ha dichiarato che “La questione della tutela della
privacy e delle libertà civili è importante per la gente che lo ha
dimostrato chiaramente con questo voto”, riferendosi al significativo
risultato raggiunto dal suo gruppo. Il risultato politico del partito
fondato dai creatori di Pirate Bay è il sintomo che sempre più persone
stanno iniziando a sentire troppo strette le restrizioni alla libertà
in internet, da parte di associazioni politiche che cercano sempre più
spesso di stringere il cappio attorno al collo della condivisione
libera nel web.