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29 maggio 2009
Bankitalia: riforme o non ci sarà ripresa
di Nicoletta Cottone
Riforma degli ammortizzatori sociali, riduzione dei tempi di pagamento dei debiti delle Pubbliche amministrazioni, temporanea sospensione dell'obbligo di versare all'Inps le quote di Tfr non destinate ai Fondi pensione. E, ancora, mobilitare il risparmio privato nell'edilizia residenziale, accelerare i cantieri già aperti e la realizzazione di opere a livello locale. Federalismo, liberalizzazioni, ma anche elevare la formazione del capitale umano e delle infrastrutture. Questa è la ricetta anticrisi che emerge dalle Considerazioni finali del Governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, illustrate questa mattina all'assemblea dei partecipanti a Palazzo Koch. Intervento che è stato possibile seguire in diretta sul nostro sito, trasmesso da Radio24 e da Sky Tg24. Considerazioni scritte in un periodo difficile che ha fatto precipitare il mondo nella crisi più grave dalla metà del secolo passato. Uscire dalla crisi, ha sottolineato il governatore, significa ricostruire la fiducia, ricreando posti di lavoro, restituendo vigore alle imprese, riparando i mercati finanziari. «La fiducia – ha detto il Governatore – non si ricostruisce con la falsa speranza: uscire da questa crisi più forti è possibile».
Nel 2009 caduta del 5% del Pil. Pesanti le ripercussioni della crisi in Italia: la crisi mondiale, secondo le previsioni del governatore, determinerà nel 2009 una caduta del Pil del 5%, dopo la diminuzione di un punto nel 2008. Il crollo della domanda estera, ha ricordato un numero uno di Palazzo Koch, ha provocato una forte contrazione della produzione industriale e degli investimenti. Con una reazione delle imprese che ha determinato la provvisoria chiusura di interi stabilimenti o linee produttive, con una riduzione temporanea o permanente della manodopera, rinvio di acquisti di semilavorati e beni capitali e dilazioni lunghe nei pagamenti ai fornitori. Nei 6 mesi da ottobre 2008 a marzo 2009 il Pil è caduto in ragione d'anno di oltre 7 punti percentuali. Draghi ha puntato l'obiettivo sulla crescita del debito e ha invitato a interventi rapidi, con tagli di spesa da fare «subito» e contrasto all'evasione fiscale che «consentirebbero di ridurre aliquote legali», far calare le tasse, «diminuendo distorsioni e ingiustizie».
È allarme consumi e disoccupazione. Il governatore nel suo intervento ha lanciato l'allarme sui consumi, legandolo alle stime sulla disoccupazione. Il primo rischio «per la fase ciclica che attraversiamo é una forte riduzione dei consumi interni, a cui le imprese potrebbero reagire restringendo ancora i loro acquisti di beni e capitali e di input produttivi». I lavoratori in cassa integrazione e coloro che cercano una occupazione sono già oggi intorno all'8,5% della forza lavoro, una quota che potrebbe salire oltre il 10%: proseguirebbe la decurtazione del reddito disponibile delle famiglie e dei loro consumi, nonostante la forte riduzione dell'inflazione. Nelle Considerazioni Draghi ha ricordato anche che «gli interventi governativi a supporto delle famiglie meno abbienti e gli incentivi all'acquisto di beni durevoli stanno fornendo un temporaneo ausilio».
Ripresa nel 2010, ma ci attendono ancora mesi duri. Per Draghi non é ancora possibile individuare con certezza una definitiva inversione ciclica, anche se si prevede che la crescita riprenderà nel 2010». Purtroppo, però, «l'attesa generale per i prossimi mesi é di riduzioni di occupazione, di reddito, accompagnate dal permanere di volatilità sui mercati finanziari, con riflessi negativi sui consumi e sugli investimenti».
Combattere l'evasione per abbassare le tasse. «Semplificazione normativa ed efficacia dell'azione pubblica sono condizioni necessarie per ridurre il peso dell'economia irregolare, stimato in più del 15 per cento dell'attività economica». Secondo il governatore di Bankitalia «progressi nel contrasto alle attività irregolari consentirebbero di ridurre le aliquote legali, diminuendo distorsioni e ingiustizie».
Allarme chiusura per le piccole imprese. Rischiano la chiusura le piccole imprese con meno di 20 addetti, duramente colpite dalla crisi economica. Mario Draghi ha, infatti, sottolineato che «a risentire della crisi sono soprattutto le imprese piccole, sotto i 20 addetti; nella sola manifattura se ne contano in tutto quasi 500.000, con poco meno di due milioni di occupati. Per quelle che operano in qualità di sub-fornitrici di imprese maggiori, da cui subiscono tagli degli ordinativi e dilazioni nei pagamenti, è a volte a rischio la stessa sopravvivenza». Per il governatore «il passaggio dei prossimi mesi sarà decisivo: una mortalità eccessiva che colpisca per asfissia finanziaria anche aziende che avrebbero il potenziale per tornare a prosperare dopo la crisi è un secondo, grave rischio per la nostra economia». In generale le imprese si attendono un calo del fatturato oltre il 20% e la grande incertezza sulla durata della crisi spinge a piani di riduzione dgeli investimenti del 12% nell'industria e nei servizi e di oltre il 20% nel manifatturiero.
Le liberalizzazioni non devono fermarsi. «Il processo di liberalizzazione intrapreso negli anni passati non deve fermarsi o recedere», è l'appello di Draghi. «Nei paesi in cui i servizi sono meno liberalizzati - ha aggiunto - le difficoltà di sviluppo dei settori tecnologicamente avanzati sono maggiori. Il caso dei servizi pubblici locali é esemplare di quanto la mancanza di una regolazione affidata a soggetti competenti e indipendenti dai gestori possa generare inefficienze e costi più alti per i consumatori».
Gap sulle infrastrutture triplicato negli ultimi 20 anni. Altro punto cardine dell'azione riformatrice dovrá passare anche attraverso le infrastrutture che rappresentano un fattore cruciale per la competitivitá. «Il divario tra la dotazione infrastrutturale dell'Italia e quella media degli altri principali paesi dell'Unione europea - ha detto Draghi - è più che triplicato negli ultimi vent'anni. Nelle grandi opere la mancata individuazione delle prioritá di lungo periodo ha generato discontinuitá e dispersione dei finanziamenti su una molteplicitá di lavori: il numero di infrastrutture strategiche prioritarie è passato dagli originali 21 progetti a oltre 200». Tempi e costi sono largamente superiori a quelli degli altri paesi europei: in Italia un chilometro di autostrada può costare più del doppio che in Francia o in Spagna.
Stretta sul credito, le banche siano più lungimiranti. Le banche italiane «valutino il merito di credito dei loro clienti con lungimiranza», ha affermato il Governatore della Banca d'Italia nelle Considerazioni Finali. Gli istituti di credito «non hanno eredità pesanti nei loro bilanci» e devono utilizzare questo vantaggio. La lungimiranza, come quella che ebbero i banchieri degli anni Cinquanta e Sessanta che finanziarono la ricostruzione, é essenziale perché c'é una stretta creditizia: la percentuale di dinieghi alle imprese per i prestiti é al massimo da oltre 10 anni: all'8% ed era meno del 3% un anno fa. Inoltre «il 10% delle imprese dichiara di aver ricevuto da ottobre richieste di rimborsi anticipati».
Stress test: banche italiane resistenti. I risultati degli stress test, ha spiegato Draghi, «indicano la capacità del nostro sistema bancario di resistere anche a scenari più sfavorevoli». Draghi però ha avvertito che «é una priorità essenziale» per le banche avere più patrimonio non solo per la stabilità ma anche per competere alla pari. Il governatore ribadisce l'invito a limitare la distribuzione degli utili: «il sacrificio richiesto oggi agli azionisti é compensato dalla maggiore solidità del loro investimento». D'altra parte, osserva Draghi, «i mercati hanno reagito positivamente. Rispetto alla metá di marzo i premi sui contratti di credit default swap delle maggiori banche italiane si sono più che dimezzati, un calo significativamente maggiore di quello osservato in media in Europa». Per questo, ha concluso Draghi, «lo sforzo deve continuare. Sono ora disponibili gli strumenti pubblici per il rafforzamento patrimoniale previsti dalla legge. L'intervento dello Stato è temporaneo; l'azionariato privato dovrá sostituire i fondi pubblici non appena le condizioni di mercato lo consentiranno». Draghi ha sottolineato come le banche italiane subiscono un vincolo fiscale che le penalizza rispetto al resto d'Europa: le svalutazioni dei crediti sono deducibili fiscalmente solo fino allo 0,3 per cento dei prestiti complessivi; la parte eccedente viene rateizzata in 18 anni. «La norma diviene particolarmente stringente in questa fase recessiva, in cui crescono le pressioni a ridurre il credito per soddisfare i requisiti di capitalizzazione».
Procede il riordino di Bankitalia. La riforma della Banca d'Italia «procede nei tempi programmati»: finora, ha ricordato il numero uno di Palazzo Koch, sono già state chiuse 18 filiali, altre cesseranno di operare nei prossimi mesi. Alla fine di quest'anno, sottolinea, delle originarie 97 filiali ne resteranno attive 58, di cui 6 specializzate in compiti di vigilanza bancaria e finanziaria e 25 dedicate, con strutture più snelle, alla Tesoreria dello Stato e ai servizi informativi ai cittadini. La fabbricazione di banconote sarà riorganizzata, ricorda ancora Draghi, «con l'accordo delle organizzazioni sindacali, al fine di accrescere la produzione e l'efficienza». Resta da affrontare la questione dell'assetto proprietario, visto che l'evoluzione del sistema bancariio fa emergere un'anomalia formale «che è opportuno rimuovere. Siamo aperti a definire con i partecipanti al nostro capitale e con il governo una soluzione del problema che apporti beneficio a tutto il sistema»
29 maggio 2009
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