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Il Gazzettini 2008-09-06
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| CARTIGLIANO Caso dei cinesi clandestini, Gnoato nuovo assessore al posto di Zanetti |
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| Cartigliano
Più che puntare il fucile sull'ex assessore, le minoranze cartiglianesi
hanno spostato il mirino sul resto dell'amministrazione. Il consiglio
comunale convocato l'altro ieri per la surroga di Roberto Zanetti con
il subentrante Herry Gnoato non si è trasformato in un processo all'ex
titolare del referato alle attività produttive, che ha rassegnato
dimissioni irrevocabili dopo la scoperta di clandestini cinesi nel
capannone affittato da alcuni mesi a un laboratorio tessile. Le
opposizioni hanno preferito calcare la mano sull'omessa vigilanza da
parte della maggioranza.
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Solo Roberto Scalco ha
sferrato un duro attacco anche allo stesso Zanetti (non presente in
aula): «Se la solidarietà dell'amministrazione nei suoi riguardi era
d'obbligo - ha affondato il capogruppo di "Cartigliano
2000" - non era obbligatorio sposare l'idea della buona fede. Non si
può essere amministratori e soprattutto presidenti degli artigiani e
ignorare le più elementari regole di vita e di etica. È statisticamente
dimostrato che nel 90 per cento delle manifatture cinesi qualcosa non
quadra. In questo caso ha prevalso l'interesse pecuniario: si sa,
pecunia non olet...». Per Scalco, il sindaco Racchella avrebbe dovuto
essere «più rigoroso» e dire a Zanetti di «rinunciare a qualche
centinaio di euro» per evitare una brutta figura alla comunità: «Siamo
stati derisi dall'intera nazione. Mi stupisce che la Lega non abbia
espulso Zanetti: solo così avrebbe davvero lavato l'onta».
Lorenzo
Grandesso, del Gruppo misto, ha però definito l'ex assessore "un
parafulmine": «Le sue dimissioni cercano di rimuovere qualsiasi dubbio
che possa sfiorare l'amministrazione. Nella gestione di certi
laboratori le irregolarità sono frequenti: bisognava fare più
attenzione e compiere controlli e verifiche a sorpresa. Questa mancanza
non è imputabile esclusivamente a Zanetti». «Io gli avevo espresso
grossissime perplessità sulla scelta di affittare ai cinesi - ha
ribadito Racchella - ma, fino a prova contraria, mi fido delle
rassicurazioni di un mio assessore. Per me questa storia è stata una
batosta e una grande delusione, ma non getto la croce addosso all'uomo:
con Roberto ho vissuto 9 anni di impegno amministrativo, di cui 5 in
minoranza, e l'ho sempre apprezzato per correttezza e lealtà. Non sono
io a dover prendere altri provvedimenti nei suoi confronti: quelli
spettano casomai ai vertici della Lega».
L'assessore
Antonio Baggio ha fatto presente a Scalco che «un inconveniente può
succedere a chiunque: è capitato anche a lei quando negli anni '80 mise
in "cassa integrazione" un suo assessore (Silvio Zonta, ndr)». «Non fu
un infortunio, ma una decisione politica che ancor oggi ripeterei», ha
ribattuto Scalco, dando atto a Racchella di essere stato «obiettivo,
razionale e sincero». «L'infortunio fu nella scelta iniziale della
persona», ha poi precisato Baggio. Monia Bordignon ha osservato che
pure l'attuale amministrazione è incappata in parecchi «errori di
superficialità» e Grandesso ne ha portato degli esempi: «Un assessore
veniva chiamato così ancora prima di diventarlo (Ornella Torresin,
ndr), un altro non aveva i requisiti necessari (Tosin, ndr) e per di
più era un esterno, mentre in campagna elettorale avevate garantito che
gli assessori erano già stati individuati all'interno della lista». «A
parte che Tosin aveva tutti i titoli - ha tagliato corto Racchella - se
questi sbagli sono gli unici che abbiamo commesso in quattro anni, c'è
da essere più che felici».
Emanuele Borsatto
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