"il manifesto" del 23 Aprile 2006
E il cromo fa strage nel Veneto silenzioso
Quattro dirigenti indagati per la morte di 14 operai della Pm Galvanica
di Tezze sul Brenta, vicino Vicenza. Colpiti da varie forme di tumore,
erano tutti addetti al reparto cromatura, dove lavoravano senza vere
protezioni sotto la direzione del sindaco democristiano del paese,
responsabile per legge della loro salute
FRANCESCA LONGO
Quattordici lavoratori morti per cromo esavalente,
secondo la polizia giudiziaria del Corpo forestale dello Stato, a causa
delle condizioni di lavoro alla PM Galvanica di Tezze sul Brenta, in
provincia di Vicenza.
La
vicenda dell'ex Tricom, poi diventata Pm Galvanica e oggi chiusa, ha
scritto un nuovo capitolo. Lo scorso mercoledì gli inquirenti hanno
notificato l'iscrizione nel registro degli indagati all'assessore
provinciale vicentino Rocco Battistella - già responsabile del reparto
cromature e relativo personale della PM Galvanica, per 25 anni, fino a
metà anni '90, sindaco del comune, oggi Udc, già DC - e a Gianni
Zampierin, legale rappresentante dell'azienda, ad Adriano Sgarbossa,
legale rappresentante della Tricom e Adriano Zampierin, responsabile
del reparto cromature della Tricom. Le ipotesi di reato sono pesanti:
omicidio colposo plurimo e aggravato, lesioni personali colpose gravi,
omissioni di cautele e difese contro disastri ed infortuni sul lavoro e
violazione delle norme della sicurezza e igiene negli ambienti di
lavoro.
Si tratta di una vicenda che un anno fa era assurta alle cronache nazionali grazie a una puntata di Report
(che si sta preparando a tornare sul caso a metà maggio), la
trasmissione di Milena Gabanelli, ma che - sebbene abbia proporzioni
seconde solo al Petrolchimico di Marghera - sarebbe dovuta restare
confinata nelle segrete di quel «piccolo mondo veneto» che dagli anni
'80 s'è offerto all'immaginario nazionale come motore economico.
A
quale prezzo? A qualcuno l'Inps ha riconosciuto la malattia
professionale: cancro fulminante ai polmoni, preceduto da anni
d'emorragie nasali, mal di testa, bronchiti, gastriti. Qualche parente
ha già intentato causa civile, i sopravvissuti stanno valutando se è il
caso di farlo. Ma l'azienda, che negli anni '80 aveva un centinaio
d'operai e nel '93, al momento del fallimento, solo una quarantina, per
metà extracomunitari, ovviamente non risponderà in solido.
Rimangono
le storie di chi ricorda che i miasmi del reparto cromatura erano
insopportabili, gli aspiratori funzionavano male, non c'erano
mascherine. Per combattere l'intossicazione la ditta forniva ogni
giorno mezzo litro di latte. «Una fabbrica costruita in economia» è il
lapidario commento di una delle ex dipendenti, che ricorda anche come
ogni malore venisse liquidato col solito «vizio dei veneti». Quale? Ma
ovviamente l'alcol. E quel branco di avvinazzati, ma da cromo
esavalente, si metteva in fila e si sentiva fortunato - negli anni '70
e '80 - se la Tricom, poi Galvanica lo strappava ai campi per
promuoverlo operaio. A controllare gli scarichi una ditta esterna. Pare
ne facesse parte anche l'attuale assessore provinciale all'ambiente, il
leghista Walter Formenton. Il sindaco (principale responsabile, per
mandato istituzionale, della salute dei cittadini) lavorava
nell'azienda.
E a Tezze sul Brenta la vita scorreva tranquilla,
appena appena turbata dal cattivo odore di una conceria, o da quello di
acque sempre più gialline. Non ci vuole molto, però, per morire di
cromo esavalente. Per legge ne bastano 5 microgrammi per litro. A
Tezze, paesino al confine fra le province di Vicenza e Padova, gli
ultimi rilevamenti compiuti nella locale falda acquifera parlano di
20mila microgrammi per litro.
E a casa della famiglia Milani, che
prelevava l'acqua dal pozzo sull'aia, le margherite hanno cominciato ad
assumere forme singolari e gigantesche. E' intervenuta la Procura di
Padova, le indagini proseguono. E' arrivata Milena Gabanelli, e le
trasmissioni continuano. Perché il cromo in esubero pare sia finito
nelle falde del sottosuolo, a pochi chilometri da fonti d'acqua
purissime, in distribuzione nei migliori supermercati.
L'attuale
sindaco di Tezze, il transgenico Luciano Lago (era di un qualche
partito e solo di recente è approdato a Forza Italia), afferma di
lavorare da cinque anni per risanare l'ambiente e si chiede come mai
solo ora la vicenda dell'ex PM Galvanica sia venuta alla luce. Lui, al
costo di 100 euro, ha proposto un kit completo per la rimozione
dell'amianto: tuta, guanti, mascherina, nebulizzatore e incapsulante. A
Tezze si può provare anche l'ebbrezza di fare l'astronauta aggirandosi
tra le margherite giganti.
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