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il gazzettino 6 novembre 2009
"Polisia veneta", sequestrato l'arsenale
Gli indagati rischiano 10 anni di carcere
Mesi di indagini per far emergere la struttura paramilitare che conterebbe già una ottantina di persone arruolate
di Luca Bertevello
TREVISO
(6 novembre) - Ha promotori e commissioni, aderenti e simpatizzanti.
Procura e Questura di Treviso ci hanno messo mesi per portare alla luce
implicazioni che non fossero semplicemente di facciata: la volontà di
preparare il terreno alle prime esercitazioni, ad esempio. O la
capacità di reclutamento del personale. E il blitz delle Digos di Treviso, del Veneto e del Friuli,
60 uomini in tutto, ha risposto prima di tutto a questa esigenza:
fermare gli autori di un disegno con finalità chiare e moventi precisi.
Nel registro degli indagati, per ora, sono finite 13 persone.
Appartengono, a vari livelli, all’Autogoverno del Popolo Veneto e al
suo braccio armato, la "polisia veneta". L’ipotesi di reato su cui sta
lavorando la Procura è di costituzione di associazione paramilitare.
Una polizia alternativa, insomma, svincolata dalle istituzioni,
autonoma. Sganciata dai "Serenissimi" che assalirono il campanile di
San Marco e figlia dei medesimi comandamenti. Gli indagati sono tutti
in stato di libertà. Ma, in base alla legge di riferimento -che risale
al 1948 - rischiano fino a 10 anni di carcere.
Nel corso delle ispezioni gli agenti hanno trovato 9 pistole
semiautomatiche e 2 fucili a pompa, tutte armi detenute legalmente. Di
illegittimo c’erano però centinaia di munizioni, 727 delle quali
raschiate dall’abitazione di Paolo Gallina, capo della "polisia veneta"
e comandante della polizia locale di Cornuda. Dove non c’erano
proiettili sono emerse mimetiche con tanto di fregi e stemmi. O
documentazione ideologica con schede personali dei soggetti
ufficialmente arruolati che, in base agli accertamenti finora eseguiti,
ammonterebbero a un’ottantina.
La Digos ha scoperto anche dove avveniva il reclutamento: in un locale
all’interno del Panorama di Villorba, ovvero nell’ufficio di Sergio
Bortotto, ex appartenente alle forze di polizia e ora responsabile
della sicurezza del centro commerciale. Lì, davanti a una commissione,
si svolgevano i colloqui con le reclute destinate a ingrossare le fila
dell’associazione.
Ma il tratto distintivo del gruppo - come ha specificato il procuratore
capo della Repubblica, Antonio Fojadelli, nel corso di una conferenza
stampa - è la negazione dello Stato, il totale disconoscimento delle
istituzioni democratiche esistenti. Che è anche la ragione che ha
spinto il Movimento a un’autodeterminazione sulle cui basi è stata poi
strutturata l’associazione.
Le indagini scattarono nel mese di giugno quando i pignoramenti di
alcuni mobili dalla sede della Life, in viale Italia a Conegliano,
portarono alla scoperta di una serie di proclami. Ieri il blitz si è
ripetuto ancora una volta nei locali dei "Liberi imprenditori
federalisti". Sono stati sequestrati altri documenti e tre computer che
potrebbero circostanziare ruoli e mansioni degli appartenenti, dando
così modo alla Procura di approfondire delle indagini che sono soltanto
all’inizio.
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