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giovedì 09 settembre 2010
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il gazzettino 6 novembre 2009

"Polisia veneta", sequestrato l'arsenale
Gli indagati rischiano 10 anni di carcere

Mesi di indagini per far emergere la struttura paramilitare che conterebbe già una ottantina di persone arruolate

Le armi sequestrate alla
di Luca Bertevello

TREVISO (6 novembre) - Ha promotori e commissioni, aderenti e simpatizzanti. Procura e Questura di Treviso ci hanno messo mesi per portare alla luce implicazioni che non fossero semplicemente di facciata: la volontà di preparare il terreno alle prime esercitazioni, ad esempio. O la capacità di reclutamento del personale. E il blitz delle Digos di Treviso, del Veneto e del Friuli, 60 uomini in tutto, ha risposto prima di tutto a questa esigenza: fermare gli autori di un disegno con finalità chiare e moventi precisi.

Nel registro degli indagati, per ora, sono finite 13 persone. Appartengono, a vari livelli, all’Autogoverno del Popolo Veneto e al suo braccio armato, la "polisia veneta". L’ipotesi di reato su cui sta lavorando la Procura è di costituzione di associazione paramilitare.

Una polizia alternativa, insomma, svincolata dalle istituzioni, autonoma. Sganciata dai "Serenissimi" che assalirono il campanile di San Marco e figlia dei medesimi comandamenti. Gli indagati sono tutti in stato di libertà. Ma, in base alla legge di riferimento -che risale al 1948 - rischiano fino a 10 anni di carcere.

Nel corso delle ispezioni gli agenti hanno trovato 9 pistole semiautomatiche e 2 fucili a pompa, tutte armi detenute legalmente. Di illegittimo c’erano però centinaia di munizioni, 727 delle quali raschiate dall’abitazione di Paolo Gallina, capo della "polisia veneta" e comandante della polizia locale di Cornuda. Dove non c’erano proiettili sono emerse mimetiche con tanto di fregi e stemmi. O documentazione ideologica con schede personali dei soggetti ufficialmente arruolati che, in base agli accertamenti finora eseguiti, ammonterebbero a un’ottantina.

La Digos ha scoperto anche dove avveniva il reclutamento: in un locale all’interno del Panorama di Villorba, ovvero nell’ufficio di Sergio Bortotto, ex appartenente alle forze di polizia e ora responsabile della sicurezza del centro commerciale. Lì, davanti a una commissione, si svolgevano i colloqui con le reclute destinate a ingrossare le fila dell’associazione.

Ma il tratto distintivo del gruppo - come ha specificato il procuratore capo della Repubblica, Antonio Fojadelli, nel corso di una conferenza stampa - è la negazione dello Stato, il totale disconoscimento delle istituzioni democratiche esistenti. Che è anche la ragione che ha spinto il Movimento a un’autodeterminazione sulle cui basi è stata poi strutturata l’associazione.

Le indagini scattarono nel mese di giugno quando i pignoramenti di alcuni mobili dalla sede della Life, in viale Italia a Conegliano, portarono alla scoperta di una serie di proclami. Ieri il blitz si è ripetuto ancora una volta nei locali dei "Liberi imprenditori federalisti". Sono stati sequestrati altri documenti e tre computer che potrebbero circostanziare ruoli e mansioni degli appartenenti, dando così modo alla Procura di approfondire delle indagini che sono soltanto all’inizio.





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