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giovedì 09 settembre 2010
Scoperta mega truffa sui rifiuti: tra gli indagati pure un vicentino PDF Stampa E-mail

il vicenza 03 luglio 2007

inchiesta. I militari del Noe e la Procura di Bologna stroncano un giro d'affari di svariati miliardi

Scoperta mega truffa sui rifiuti: tra gli indagati pure un vicentino

Nel sito di Montebello venivano smaltite tonnellate di materiali, anche cancerogeni

Giuseppe Marongiu Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

? Prendevano i soldi per smaltire i rifiuti; in realtà se ne sbarazzavano inquinando mezza Italia del nord, terreni agricoli compresi. Anzi, soprattutto terreni agricoli.

Ma domenica mattina i carabinieri del Noe di Bologna e quelli del Nucleo di tutela ambientale di Treviso hanno messo fine all'associazione a delinquere, evitando anche che i frutti dei campi contaminati potessero finire nelle tavole degli italiani.

L'INCHIESTA coordinata dal pm Antonello Gustapane, ha portato all'arresto di cinque persone, all'iscrizione nel registro degli indagati di altre 47, tra le quali spicca anche un vicentino, e al sequestro di undici società, impianti e aziende agricole. I reati ipotizzati sono associazione a delinquere finalizzata allo smaltimento illecito di rifiuti e reati legati al decreto legislativo in materia ambientale.

L'organizzazione criminale è riuscita a trafficare 800mila tonnellate di rifiuti in poco più di due anni, arrivando a guadagnare 8 milioni di euro. L'attenzione degli uomini dell'Arma  nel 2005 era stata attirata da uno dei cinque ora agli arresti domiciliari, Pierpaolo Cavallari, 41enne ferrarese residente a Ravenna, già noto e arrestato nell'ambito dell'inchiesta Eldorado del dicembre 2003.

L'uomo, tramite la società Sineco srl di Castenaso e grazie al sito di stoccaggio messo a disposizione dalla società vicentina Pellizzari Bruno spa, con sede a Montebello Vicentino, in più occasioni era stato colto a smaltire centinaia di tonnellate di materiali, anche cancerogeni, attraverso la miscelazione e la falsificazione del codice dei rifiuti.

I controlli sono riusciti ad accertare che i siti in cui i rifiuti nocivi venivano abbandonati erano diversi. Ma, a un certo punto, la società di Castenaso, la Sineco, ha cambiato nome, si è trasformata in Ecoser srl ed è passata in mano a Angelo Farinelli, 63enne bolognese, in qualità di amministratore unico, a Pietro Mandorino, 24enne di Taranto e a Roberto Lelli, 30enne bolognese, entrambi gestori dell'impianto di stoccaggio. I tre, aiutati da Maria Rosaria Cavallini, dipendente Ecoser che si occupava di falsificare il codice dei rifiuti, hanno continuato l'opera di Cavallari, occupandosi di tutte le fasi: trasporto, stoccaggio, smaltimento dei rifiuti, pericolosi e non.

L'inchiesta ha subito un'accelerazione quando gli inquirenti si sono resi conto che i rifiuti, oltre a essere accumulati in centri di stoccaggio, venivano sparsi su terreni coltivati, sotto forma di "pseudo-compost ". Infatti, in diverse occasioni, in due frutteti di Malalbergo e in uno del ferrarese, tutti appartenenti a società vicine alla Ecoser, erano arrivate grosse quantità di presunto compost, materia prima ottenuta dalla lavorazione dei rifiuti umidi della raccolta differenziata urbana. In realtà si trattava di miscele di sostanze, anche cancerogene. I carabinieri sono intervenuti prima che gli alberi abbiano dato frutti. ?





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acca2o  - bravi testoni   |05-07-2007 05:43:05
Noto un gran interesse per la cuccagna e nessuno per i materiali inquinanti sparsi per tutto il nostro territorio. Dovremo aspettare che anche l'acqua sia avvelenata per assistere ad un rigurgito civico dei cittadini o state già pensando di convertire i consumi idrici con l'acqua minerale?
Nemmeno quando calpestano i vostri sacrosanti DIRITTI siete capaci di dire nulla. Vergogna! Schifo! Pessimismo e Fastidio!
unamico  - mafia   |06-07-2007 05:26:47
...o meglio ecomafia. Consola almeno che qui li beccano. Sta a noi poi tenere gli occhi aperti, annotare per poi denunciare le "stranezze". Prendete il materiale di riporto, specie se ha un colore diverso dalla nostra terra, mettetelo in un sacchettino e portatelo all'ARPAV per le analisi. Inutile rivolgersi al Sindaco. Probabilmente non vi risponderà nemmeno se chiederete una risposta scritta (meglio beccarlo al volo al Bar mentre prende il caffè, è più probabile che vi risponda a voce con una delle sue solite battute infelici). Sempre al bar potrete sentire racconti (fantasiosi?) che con questo articolo hanno moltissime attinenze, raccontate con dovizia di particolari e luoghi. Nel frattempo i nostri amministratori sorvolano, trovano scuse per non indagare, rimandano il problema alle insediature successive (vedi Tezze, San pietro, Rossano veneto...), a Cartigliano no... qui le concerie non sono mai esistite . Francamente sono un pò stanco di farmi prendere in giro. Propongo di prelevare sacchettini di terra di riporto ed inviarli in comune con l'invito di utilizzaqrli per i vasi da fiori o per il loro orto. Vedremo se avranno il coraggio di rassicurare la popolazione (ma non sarebbe loro dovere la tutela della salute dei cittadini?).
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