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il vicenza 03 luglio 2007
inchiesta. I militari del Noe e la Procura di Bologna stroncano un giro d'affari di svariati miliardi
Scoperta mega truffa sui rifiuti:
tra gli indagati pure un vicentino
Nel sito di Montebello venivano smaltite tonnellate di materiali, anche cancerogeniGiuseppe Marongiu
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? Prendevano i soldi per smaltire i rifiuti; in realtà se ne sbarazzavano inquinando mezza Italia del nord, terreni agricoli compresi. Anzi, soprattutto terreni agricoli.
Ma domenica mattina i carabinieri del Noe di Bologna e quelli del Nucleo di tutela ambientale di Treviso hanno messo fine all'associazione a delinquere, evitando anche che i frutti dei campi contaminati potessero finire nelle tavole degli italiani.
L'INCHIESTA coordinata dal pm Antonello Gustapane, ha portato all'arresto di cinque persone, all'iscrizione nel registro degli indagati di altre 47, tra le quali spicca anche un vicentino, e al sequestro di undici società, impianti e aziende agricole. I reati ipotizzati sono associazione a delinquere finalizzata allo smaltimento illecito di rifiuti e reati legati al decreto legislativo in materia ambientale.
L'organizzazione criminale è riuscita a trafficare 800mila tonnellate di rifiuti in poco più di due anni, arrivando a guadagnare 8 milioni di euro. L'attenzione degli uomini dell'Arma nel 2005 era stata attirata da
uno dei cinque ora agli arresti
domiciliari, Pierpaolo Cavallari, 41enne ferrarese residente a
Ravenna, già noto e arrestato
nell'ambito dell'inchiesta Eldorado
del dicembre 2003.
L'uomo,
tramite la società Sineco srl
di Castenaso e grazie al sito di
stoccaggio messo a disposizione
dalla società vicentina Pellizzari
Bruno spa, con sede a
Montebello Vicentino, in più
occasioni era stato colto a smaltire
centinaia di tonnellate di
materiali, anche cancerogeni,
attraverso la miscelazione e la
falsificazione del codice dei rifiuti.
I controlli sono riusciti ad
accertare che i siti in cui i rifiuti
nocivi venivano abbandonati
erano diversi. Ma, a un certo
punto, la società di Castenaso,
la Sineco, ha cambiato nome, si
è trasformata in Ecoser srl ed è
passata in mano a Angelo Farinelli,
63enne bolognese, in
qualità di amministratore unico,
a Pietro Mandorino, 24enne
di Taranto e a Roberto Lelli, 30enne bolognese, entrambi
gestori dell'impianto di stoccaggio.
I tre, aiutati da Maria
Rosaria Cavallini, dipendente Ecoser che si occupava di falsificare
il codice dei rifiuti, hanno
continuato l'opera di Cavallari,
occupandosi di tutte le fasi:
trasporto, stoccaggio, smaltimento
dei rifiuti, pericolosi e
non.
L'inchiesta ha subito
un'accelerazione quando gli inquirenti
si sono resi conto che i
rifiuti, oltre a essere accumulati
in centri di stoccaggio, venivano
sparsi su terreni coltivati,
sotto forma di "pseudo-compost ". Infatti, in diverse occasioni,
in due frutteti di Malalbergo e
in uno del ferrarese, tutti appartenenti
a società vicine alla Ecoser,
erano arrivate grosse quantità
di presunto compost, materia
prima ottenuta dalla lavorazione
dei rifiuti umidi della
raccolta differenziata urbana.
In realtà si trattava di miscele di
sostanze, anche cancerogene. I
carabinieri sono intervenuti
prima che gli alberi abbiano dato
frutti. ?
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